No, okkei. Sono cinque. Ma il mio n70 io lo considero come un telecomando. Ma andiamo con ordine.
Tv.
Videoregistratore (sì, io ce l'ho ancora!).
Lettore Dvd.
Digitale terrestre (se no cor cazz che vedi ancora la televisione).
Condizionatore (se no cor cazz che sopravvivi ai mesi estivi).
Pensate che mia nonna li chiamava "I poteri". Forse ora inizio a capire perché.
...
Immaginatevi la scena. Io, dopo una giornata di studio intenso (?), mi stravacco sulla poltrona, prendo il telecomando della televisione e... mi rendo conto che quello del dvd è ancora sulla mia scrivania.
*Prima serie di imprecazioni*
Mi alzo, prendo il telecomando del dvd e mi rimetto in poltrona. "Cazzo, è acceso il digitale... dov'è il telecomando?". Occhiata sulla scrivania e sul comodino. Ovviamente non c'è.
*Seconda serie di imprecazioni, più lunghe.*
Mi ri-alzo, inizio a frugare tra i cuscini del letto, sotto il letto, nel letto, nei cassetti delle mutande (è capitato). Niente. Smonto il mio letto (che sotto ha una specie di vano contieni-cose sfruttato da mia madre). Niente. Vado vicino alla tv e spengo il digitale staccando il filo dietro. Mi ri-accomodo in poltrona. Inizio a guardare il film. Passano 20 minuti, inizio a sudare. PORCA T***A! Il condizionatore. "Dov'è? Dov'è?". Inizio a cercare il telecomando, fortunatamente è al suo posto, sulla mensola. Accendo il condizionatore, tolgo pause e riprendo la mia visione.
Squilla il cellulare. Ri-blocco, rispondo, aggancio. Ri-riprendo la visione.
La temperatura di 20 gradi nella mia stanza inizia a congelarmi le goccioline di sudore. Afferro il telecomando e inizio a cercare di spegnere il condizionatore senza guardare. Mi si spegne il dvd. "CAZZO IL TELECOMANDO SBAGLIATO!".
*Terza serie infinita di imprecazioni*
Riaccendo il dvd, cerco la scena che stavo vedendo mentre cerco, tra tutti i telecomandi che ho sotto il mio sedere in poltrona, quello del condizionatore. Trovo quello del digitale terrestre. Quel piccolo figlio di puttana si era nascosto tra le piege del copripoltrona. Calmo, cerco di stare calmo. Prendo il telecomando del condizionatore e alzo un po' la temperatura. Riprendo la visione, sperando sia la volta buona.
SQUILLA IL TELEFONO DI CASA.
*Quarta serie di imprecazioni non riconducibili a lingua umana*
Mi alzo, rispondo, cerco di abbassara il volume quando sento "Pronto? Pronto? Perché mi hai richiamato? Non sento niente!". Ho usato il cellulare. Voglio morire.
*fase del rifiuto*
Stacco tutte le spine, spegno computer e tv e vado a letto.
Maledetti. Maledetti tutti.
[...] Due ore dopo. In piena notte. Sono talmente accaldato che mi rendo conto di dover accendere il condizionatore. Ma devo ritrovare il telecomando.
L'avventura continua.

Io c'ero. Posso dirlo. Un'esperienza unica, un concerto spettacolare e tante, tantissime voci, per una giusta causa. Grazie a chi ha condiviso con me queste, ennesime, bellissime emozioni.
Ma non fa niente, stavolta mi do un pizzico sulla pancia e vado avanti, perché tanto peggio di così non può andare. Non mi faccio abbattere facilmente e soprattutto dai primi ostacoli, non ora che devo stringere ancora i denti per un po'
Oddio, sto vaneggiando, fermatemi.
Parlando d'altro, adesso ci saranno un paio di giorni di break, un concerto massacrante e poi si ritorna ai mattoni, fino al 20 luglio (data della mia morte celebrale).
I saw you pointing towards the sun
I know I am not the only one standing here
and in the darkness I was walking through the night
I could see your guiding light, very clear
[...]
When I was weak we both went walking on the sand
We were walking hand in hand it appeared
Once set our footprints when you carried me along
It was then that abandoned my fears"
(The Journey - Dolores O'Riordan)
Alla fine tutto torna, tutto quadra.
"I really think that I'll miss this place. A lot."La signora che urla di mattina, di pomeriggio, di sera, di notte (nei miei incubi). I ragazzi sfruttati del servizio civile e gli impiegati nullafacenti (escluso Gerardo!). Il ragioniere che c'era una volta si e quattro no. Le signore delle pulizie pettegole ma gentili. Le custodi "rurali". Le Matres Matutae ("proteggete le madriiiiii"), le terrecotte votive, le terrecotte architettonice, le terrecotte zozzone e le terrecotte di vostra nonna (prese direttamente dai loro salotti e messe in mostra). La biblioteca che puzzava di chiuso. Il parcheggio inesistente. Il polline ovunque. La polvere ovunque. I rumori ovunque. I cartelli ovunque (vedi fotografia a lato <-), l' immancabile "Che stai a fare CA'?". Il rientro pomeridiano infinito e la domenica mattina al lavoro. L'insulto quotidiano di Federica, le figure di merda con Daniela, i discorsi musicali con Annarita, il passaggio a Simona, le sfide a dama con Alessandra e Paola durante la permanenza in biglietteria -"Siccome oggi deve venire una scuola volete scendere?" "perchè abbiamo scelta?"- (e le pedine ricavate con i deplian pubblicitari), le guide in inglese con Giorgio -una parola ciascuno non fa male a nessuno-. "Se esci alle dodiSci firmi le dodiSci", le domande stupide dei bimbi, le pause caffè infinite... mi veniva da concludere con "gli intrighi e i tradimenti", ma poi sarebbe sembrata la sigla di Xena :D
Un mese e mezzo intenso. Breve, ma indimenticabile. Grazie per averlo reso tale :)
fa pensare a domani ma puoi farlo solo oggi."
Manca una settimana alla fine del tirocinio e devo dirlo, credo proprio che quel posto mi mancherà. Ma lo sapevo già. Era inevitabile. Io mi abituo subito, mi adatto facilmente alle situazioni e se mi trovo bene è difficile staccarmi. I primi periodi dopo aver fatto l'esame scritto della patente mi mancava addirittura andare ogni sera a lezione. Questo vi fa capire che tipo di soggetto sta da quest'altra parte dello schermo. Sono un sentimentalone, purtroppo o per fortuna.
Vabbè, comunque tornando all'argomento principale, lavorare al museo mi è piaciuto ma soprattutto mi è servito tanto perché ho capito che la verità è una sola. Mi piace lavorare. Oddio, non posso proprio parlare di lavoro vero e proprio, di responsabilità ecc ecc perché stare lì non era niente di tutto questo, però avere degli orari fissi, qualcuno che ti da degli ordini e ti rimette in riga, qualcun'altro con il quale condividere le lunghe ore d'ufficio è stato bello, davvero.
Però, riflettendoci... perché lo sto scrivendo adesso, visto che ho altri dieci giorni di lavori (s)forzati? Mistero.
Tornerò a scrivere qui nella mia tristezza post-fine tirocinio durante il ritorno al mio status di studente squattrinato (non c'è con il museo ci abbia guadagnato, però...)
Londra è una città fantastica sotto tanti punti di vista. Troppi. E' piena di persone di etnie diverse, tutte che vanno di corsa ma che se ti urtano si fermano a chiederti scusa. Profuma di patatine fritte e di pioggia, il cielo è quasi sempre grigio ma che in fondo se così non fosse non subiresti inesorabilmente il suo fascino. C'è musica ovunque, ci sono teatri ovunque, c'è storia ovunque, riesco a percepire arte e libertà di espressione. Guardo fuori dalla finestra e vedo una vita che non si ferma mai, vedo un flusso di cose che continua a scorrere senza fermarsi e vorrei in qualche modo farne parte. Cerco di assorbire, respirare, capire ogni cosa che vedo o sento. Questa città un po' mi appartiene, anche se sono qui da due giorni.

Elisa, Carmen Consoli, Snow Patrol, Depeche Mode, The Scripts, Alanis Morissette, Dashboard Confessioanal, P!nk, L’Aura, The Cranberries, Cluster, Cristina Donà, Terra Naomi, Lubjan, Jimmy Eat World, The Last Goodnight, Nelly Furtado, Björk, Linkin Park, Dolores O’Riordan, Malika Ayane... etc, etc, etc...
Bill, Eternal Sunshine of a Spotless Mind, I Goonnies, Scream I, II e III, The Simpsons: the movie, Stardust, Cruel Intentions, The Others, Le fate ignoranti, The Rocky Horror Picture Show, La Mala Educación, Erin Brocovich,
Pulp Fiction, Sister Act I e II, The Craft, Volver